IN CHE MODO LA DIPENDENZA AFFETTIVA MANTIENE IN EQUILIBRIO UN RAPPORTO ABUSANTE

Soffrire di Dipendenza Affettiva (o Codipendenza) porta frequentemente ad instaurare relazioni sentimentali con persone psicologicamente ed affettivamente disturbate.

Le caratteristiche stesse della Dipendenza Affettiva incoraggiano le dinamiche disfunzionali in questo tipo di relazioni, che a loro volta aggravano i sintomi della codipendenza, in un devastante circolo vizioso.

Questo ha senso se consideriamo la definizione di codipendenza ed il fatto che i codipendenti hanno un "sé perduto", in quanto il loro pensiero e il loro comportamento ruotano sempre intorno a qualcun altro.

A causa di una genitorialità disfunzionale, i codipendenti hanno perso il contatto con la propria capacità di riconoscere e rispondere ai propri bisogni.

Sono arrivati a credere di essere inferiori e che ciò che sentono, pensano, hanno bisogno e/o vogliono non è importante.

Di conseguenza, hanno la convinzione inconscia di non meritare veramente di essere amati semplicemente per quello che sono, ma di doversi guadagnare l'amore.

Sono propri questi i fattori che, nella vita adulta, causano una dolorosa, sottostante, insicurezza di base e la costante paura di essere abbandonati.

Poiché chi soffre di Dipendenza Affettiva vive in maniera scissa rispetto ai propri sentimenti, il dramma di una relazione intima con una persona dipendente o mentalmente disturbata (narcisista, borderline, psicopatico, ecc.) può essere energizzante o familiare se la propria infanzia è stata simile.

Inoltre, le persone con disturbo narcisistico di personalità e disturbo di personalità borderline sono spesso carismatici e romantici: possono essere altamente seduttivi e inondare il partner codipendente di complimenti, promesse e gesti d'amore hollywoodiani.

I codipendenti bramano l'amore e la connessione e l'essere desiderati li fa sentire amabili.

Ma la loro dipendenza e la bassa autostima li rendono suscettibili alla seduzione e confondono il romanticismo con l'amore vero.

I codipendenti affrontano la paura delle critiche, del rifiuto e dell'abbandono dando senza sosta, comprendendo, apprezzando ed essendo utili.

È il partner che stabilisce le regole del rapporto, mentre il dipendente affettivo accetta le regole per mantenere il rapporto.

In qualche modo, un dipendente affettivo ammira l’audacia, la sfrontatezza, l’egocentrismo e la forza percepita di un narcisista (qualità di cui i codipendenti sono privi) e godono di un ruolo di sostegno, accudimento e di uno stato “eroico/martirizzato” con il quale si prendono cura dell’altro e del rapporto stesso.

Per il codipendente, essere necessari è sinonimo di essere amati e questo aumenta la loro autostima e assicura loro che non saranno mai abbandonati.

Tuttavia, i narcisisti hanno spesso una profonda vergogna interiore e proiettano i propri demoni sull'individuo stesso che li ama e cerca di aiutarli.

La risposta attenta del dipendente affettivo amplifica l’attenzione del narcisista e gli permette di nascondere ciò che veramente è.

Contemporaneamente, la dipendente affettiva cerca sempre più di controllare l'incontrollabile, si sacrifica, cercano di compiacere ed essere accettata.

Passa così dalla fase iniziale, durante la quale era idealizzata, ad una continua e costante svalutazione.

Più l'amore è malato, più i codipendenti cercano di conquistarlo, cadendo nella trappola di consegnare la propria autostima e il senso del proprio benessere al partner.

Questo equilibrio funziona per un po' di tempo proprio perché i codipendenti forniscono sicurezza e stabilità ad un partner narcisista o borderline.

Tuttavia, a causa della loro stessa insicurezza e dei loro deboli confini, i codipendenti assorbono il senso di colpa e la vergogna dei loro stessi carnefici; si sentono impotenti ad aiutare e soddisfare il loro partner, colpevoli degli "errori" di cui vengono accusati, e vivono un costante stato di frustrazione per il fatto che i loro sforzi non sono apprezzati e non portano alcun risultato.

Mentre la relazione si deteriora, si deteriora anche il senso di sé del codipendente.

Le dinamiche nelle relazioni abusanti aumentano lo stress dei codipendenti e intensificano i loro tentativi di placare e aiutare il partner.

La realtà disturbata del narcisista comincia a contagiare anche la percezione della realtà e di sé da parte dei codipendenti.

La loro autostima si abbassa sempre di più e diventano sempre più ansiosi e prosciugati nel tentativo di alleviare una crisi, evitare abusi e tenere insieme la relazione.

Mentre cercano di adattarsi e di controllare qualcun altro in modo che possa sentirsi meglio, i codipendenti si allontanano sempre di più dalle soluzioni reali.

Essi credono erroneamente di essere responsabili dei sentimenti e dei bisogni del loro partner, ignorando i propri.

Più a lungo i codipendenti si muovono in questa direzione, più le cose peggiorano.

In realtà, sia la dipendente affettiva che il narcisista negano il proprio dolore e impediscono al partner di assumersi la responsabilità del proprio comportamento, dei propri bisogni e dei propri sentimenti e di ricevere aiuto.

La negazione dei codipendenti li rende ciechi al fatto che le loro convinzioni e il loro comportamento contribuiscono alla loro infelicità e che hanno delle opzioni per cambiare.

Il primo reale cambiamento inizia allora nel momento esatto in cui ci si concentra sul proprio recupero e non più sul cambiare l’altro.

Per quanto il disagio psico-affettivo di un narcisista sia grave, drammatico, devastante, sarà sempre e comunque altamente improbabile costruire una relazione sana (con chiunque) se non si prende atto della propria dipendenza affettiva e di quanto questa contribuisca a rendere la propria vita infelice.

C’è un concetto basilare di cui spesso la dipendente affettiva si dimentica, ed è quello di scelta.

Puoi scegliere che vita avere, in che tipo di relazioni affettive vuoi impegnarti, di quali persone circondarti.

Non puoi scegliere per l’altro, neanche se la tua scelta fosse motivata dall’aiutarlo.

Però puoi scegliere per te stessa, puoi riconoscere la tua sofferenza, uscire dal circolo vizioso per il quale deleghi all’altro i tuoi momenti di felicità o di infelicità e prenderti la responsabilità della cura delle tue ferite.