ILLUDIMI - Il rapporto tra vittima e carnefice

Aggiornamento: 27 nov 2019

Qual è l’elemento principale che connette il narcisista alla dipendente affettiva? L’illusione. E l’illusione riguarda entrambi. Da un lato c’è la maschera illusoria con la quale si muove il narcisista, dall’altro c’è il bisogno disperato di appartenenza salvifica che anima i comportamenti della dipendente affettiva. Entrambi colludono: chi chiudendo gli occhi davanti alle discrepanze, chi indossando la maschera che gli viene richiesta.


Una dipendente affettiva ha una tale voragine affettiva da muoversi costantemente sulla base del BISOGNO e non su quella del desiderio. (Per capirci: il cibo è un bisogno primario, il caviale è un desiderio). La relazione sentimentale è per lei un bisogno primario, al pari del cibo, dell’acqua e dell’ossigeno. E piuttosto che orientarsi verso relazioni sane, che potrebbero richiedere tempo e quindi fasi di singletudine, spesso impiega le proprie energie per aggiustare relazioni disfunzionali. È come se camminasse sempre con scarpe di due numeri più piccole, accettando dolore, pur di non rischiare di camminare scalza.

La buona notizia è che è proprio nel momento in cui si smette di scendere a compromessi affettivi, che si può trovare la scarpa del proprio numero.


Tornando al discorso relativo al mantenimento dell’illusione, va sottolineato come la scintilla che ispira tutto il progetto narcisistico spesso nasca proprio dalla vittima. Nei piccoli, irrilevanti dettagli che combinano insieme il comportamento del narcisista con le aspirazioni della vittima, la vittima stessa inizia a creare il proprio sogno. Chi è stato affettivamente affamato, si sazia con molto poco. Al narcisista bastano poche mosse per far breccia nella fragile e devastata anima della vittima. Il love bombing manca di reale sostanza e tutte le vittime lo ammettono… dopo.

Messaggi su messaggi, dichiarazioni hollywoodiane. Ma c’è mai una reale e concreta presenza affettiva? Mai. Neanche nella fase dell’idealizzazione. Eppure, la vittima si nutre durante quella fase ed inizia ad indicare al narcisista i passi giusti da fare per mantenere inalterata quell’utopia. Un tramonto mozzafiato, una cena a lume di candela, una rosa sul cruscotto, un buongiorno ogni giorno. Questo diventa sinonimo d’amore per chi, ahimè, di amore ne ha ricevuto molto poco. Ma guai a condividere un peso, una difficoltà; guai a chiedere presenza. E così una dipendente affettiva collude con il proprio carnefice, giustificandolo, minimizzandone le mancanze ed ignorando il proprio dolore. Inizia a fornire al narcisista i materiali per erigere quella grandiosa costruzione di cartapesta, lo dirige e gli spiega che aspetto dovrà avere quel castello in ogni minimo dettaglio. Gli dà le chiavi per accedere alla propria anima stanca e riportare al suo interno l’illusione di luce e calore.


Il narcisista si avvale di quelle istruzioni e riflette, inizialmente, ogni desiderio della vittima. Il motivo? L’enorme quantitativo di rifornimento che ne trarrà nel tempo. Desideri una telefonata dopo il lavoro? Lui lo farà. Il buongiorno la mattina? Ci sarà e sarà dei più dolci. I fiori a sopresa? Arriveranno. Ogni elemento che costruirà quell’illusione verrà inconsapevolmente orientato dalla vittima. Tutto ciò che farà il narcisista sarà semplicemente ascoltare ed osservare e poi farlo accadere. È talmente abile, da assorbire ed introiettare ogni desiderio, ogni speranza, ogni ferita passata della vittima ed intrecciarli alla costruzione di quella illusione meravigliosa. La vittima è l’architetto; il narcisista l’esecutore.


Non c’è amore in questo. C’è strategia e lungimiranza. Una volta costruito quel castello, la vittima esperirà un senso d’amore come mai prima, inconsapevole del fatto che quell’amore è semplicemente il riflesso di se stessa e dei propri bisogni, messi nelle mani di un truffatore.


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La correlazione tra vittima e carnefice